Archivi autore: Ilaria Titone

Che cos’è la psicoterapia psicoanalitica

La psicoterapia psicoanalitica è indicata nel caso in cui il disagio si impadronisce della vita di una persona impedendogli il benessere nella relazione con se stesso e con gli altri. Questo tipo di psicoterapia è consigliata a chi desidera interrogarsi e comprendere le ragioni profonde di un proprio malessere, e a chi manifesta la volontà di modificare i percorsi che lo conducono a situazioni di sofferenza psichica. E’ quindi un impegnativo percorso di conoscenza di sè e di cambiamento.

Il disagio può manifestarsi attraverso diversi segnali (sintomi) come stati depressivi, ansia, attacchi di panico, fobie, ossessioni, disturbi psicosomatici, disturbi alimentari, dipendenze o altri sintomi di vario genere; ma anche attraverso forme di malessere generalizzato, che sta ad indicare che la persona sta vivendo un momento di crisi che può riguardare  i vari ambiti della propria vita: il campo affettivo, sessuale, familiare, lavorativo, ecc… La psicoterapia psicoanalitica lavora sulle ragioni profonde di questi stati di disagio e ha come obiettivo il cambiamento strutturale dei dispositivi affettivi e comportamentali che causano la sofferenza psichica. Questo avviene partendo dal problema presentato dalla persona, quindi analizzando la crisi attuale, e esplorando le relazioni tra il presente (l’attualità della vita personale, familiare, sociale, lavorativa) ed il passato (la storia personale e familiare), e muovendosi tra ciò che è reale (quindi i sintomi presentati, i fatti, i comportamenti, l’emotività, le modalità di relazione della persona) e l’immaginario ( i sogni, le fantasie, le credenze).

La risoluzione del problema presentato poggia su una solida consapevolezza soggettiva e si accompagna allo sviluppo di risorse personali in grado di fronteggiare efficacemente stress futuri e rischi di ricadute.

 

Psicologo: questo misterioso esperto della mente…

-Chi è? E cosa fa in realtà?-

Non voglio andare dallo psicologo, non sono mica matto!

È capitato a tutti di sentire questa frase o di pensarla con estrema convinzione. Forse è bene chiarire questa erronea ideologia, perché limita moltissimo le opportunità che le persone hanno di poter raggiungere una condizione di benessere.

Andare dallo psicologo non significa essere matti: significa riconoscere di avere un disagio, un momento di difficoltà che ostacola il benessere quotidiano. Questo non significa per forza avere una malattia, né di essere deboli. Succede a tutti nella vita di avere momenti di crisi più o meno intensi. A volte si trovano delle modalità utili per poter uscire da questo momento di difficoltà e si ritrova da soli un equilibrio che era andato perduto; altre volte da soli sembra difficile, e i consigli di familiari e amici sembrano non essere di grande aiuto.

Lo psicologo in questi casi può essere utile in quanto grazie alle sue competenze ha degli strumenti che gli permettono, assieme alla persona, di far emergere strategie e soluzioni per poter superare il momento di difficoltà.

Questo non significa che risolve i problemi, né che legge nella mente delle persone come tanti credono!

Semplicemente cerca di capire assieme alla persona che chiede un aiuto, ciò che è meglio per sé. Sottolineo il termine “assieme” perché è necessario che la persona sia fermamente convinta a farsi aiutare e a dare un contributo attivo. Il professionista da solo, senza la collaborazione della persona interessata non può essere efficace.

Un altro pregiudizio spesso legato allo psicologo è “ se parlo con un amico è la stessa cosa ed è gratis …” cosa c’è di vero in questa affermazione? Probabilmente il fatto che se parlo con un amico è gratuito. Ciò che invece è assolutamente falso è il fatto che se parlo con un amico ottengo lo stesso risultato. Perché?

Lo psicologo innanzitutto non dà consigli.

Chi decide di chiedere aiuto ad uno psicologo ha già abbondantemente ascoltato consigli di ogni genere da persone a lui vicine senza aver trovato alcuna utilità in essi, per cui non avrebbe senso un ulteriore consiglio da parte di una persona estranea. Lo scopo quindi non è il consiglio.

Lo psicologo cerca di attivare le risorse dell’individuo, di tirare fuori le soluzioni che sono dentro di lui, utilizzando i mezzi che la persona ha a disposizione e sulla quale sa di poter fare affidamento.

Lo aiuta ad affrontare al meglio le situazioni di disagio ma non suggerendo il da farsi, ma facendo in modo che la persona arrivi a trovare i mezzi idonei per gestire al meglio le difficoltà che sente in quel momento.

Tutti hanno delle difficoltà , a volte il disagio deriva dal non riuscire a gestirle.

Non va sottovalutato che un amico non potrà essere neutrale di fronte alle emozioni o alla sofferenza di una persona cara. Egli è coinvolto in una relazione amicale che non gli consente la piena obiettività.

Lo psicologo invece riesce ad ottenere dei risultati anche grazie al fatto che è una persona esterna e sconosciuta e in quanto tale non coinvolta in un legame affettivo. Questo gli permette di essere neutrale nel valutare la situazione e di lavorare liberamente con la persona. Questo è uno dei motivi per cui non è possibile per lo psicologo aiutare amici o parenti stretti.

Quello che ancora sembra essere poco chiaro per molte persone è la distinzione rispetto a varie figure professionali che apparentemente sembrano avere la stessa utilità, ma che in realtà hanno differenze ben distinte: mi riferisco allo PSICOLOGO, allo PSICOTERAPEUTA, allo PSICOANALISTA e allo PSICHIATRA.

Lo psicologo: è laureato in psicologia, iscritto all’albo degli psicologi, e si occupa di prevenzione, diagnosi e sostegno psicologico. Interviene quindi a favore del benessere della persona. Non prescrive farmaci di alcun tipo.

Lo psicoterapeuta: deve essere necessariamente uno psicologo o un medico, che ha conseguito mediante una formazione di 4 anni oltre a quella universitaria, una specializzazione in psicoterapia, per cui fa quello che può fare lo psicologo, ma in più può occuparsi della cura della patologia grazie alla terapia. Se lo psicoterapeuta è un medico, allora può prescrivere farmaci. Se è uno psicologo non gli è consentito.

Lo psicoanalista: è un particolare tipo di psicoterapeuta, che utilizza una modalità specifica di fare psicoterapia. È una delle più antiche e anche tra le più conosciute. Oggi ci sono tanti tipi di psicoterapia differenti tutte ugualmente efficaci.

Psichiatra: è un medico che anziché aver conseguito la specializzazione in psicoterapia, l’ha conseguita in psichiatria e cura le patologie gravi e meno gravi, attraverso l’uso di farmaci. Alcuni psichiatri decidono di conseguire un ulteriore specializzazione in psicoterapia oltre a quella in psichiatria, e questo gli consente di diventare psichiatri e psicoterapeuti.

E il Neurologo?

Il neurologo è un medico specializzato in neurologia. Egli si occupa delle disfunzioni del sistema nervoso sul versante organico (es. epilessia, traumi cranici, demenze e molte altre..), intervenendo in modo farmacologico, chirurgico, e riabilitativo. Non è invece abilitato a diagnosticare e trattare problemi psicologici, salvo casi in cui i sintomi che la persona percepisce abbiano origine organica.

Purtroppo troppo spesso alcune persone restie all’andare dallo psicologo si rivolgono a figure professionali non idonee al tipo di problema anziché contattare uno specialista più opportuno. È utile informarsi sempre sul tipo di specialista che si intende incontrare e verificare che sia competente rispetto al tipo di problema, non affidandosi a caso. Nel caso dello psicologo e dello psicoterapeuta è possibile reperire le informazioni tramite il sito internet dell’Ordine Regionale dello Psicologo, o nel sito dell’Ordine Nazionale degli Psicologi (www.psy.it). Sono vivamente sconsigliate figure professionali non regolamentate da questi ordini.